VENTICINQUE (NON) LEZIONI

(NON) IMPARATE IN VENTICINQUE ANNI

XIX.

Quanti treni ho preso?
Molti meno di quelli che ho evitato di prendere.
Ultimamente però ho intensificato l’utilizzo dei mezzi che non siano la mia Aygo, stanca di me e delle mie mattate da biglia da flipper.
Gli autobus, che o arrivo troppo in anticipo alla fermata, che comunque è letteralmente sotto casa, o menomale che ritardano, altrimenti li perderei.
Le paranoie che mi faccio sul pagare o meno il biglietto e, quando lo pago, se obliterarlo per questa corsa o la prossima.
Scusate poliziotti dei bus, sono criminale, ma con l’interruttore della coscienza che funziona un po’ così e un po’ cosà.
E i treni! Su quelli il biglietto lo pago sempre, perchè la polizia che c’è lì mi fa un po’ più paura.
Stavo andando in Toscana quando ho pensato che i treni ritardano, ritornano – perchè quante volte lo stesso treno fa avanti e indietro? – ma non aspettano.
I ritardi sono una noia, ma è stata una fortuna avere la coincidenza in ritardo quel giovedì mattina.
Non ho nemmeno dovuto correre.
Ho pure avuto tempo di perdere la mia borraccia per strada e tornare indietro a recuperarla, sedermi accanto ad una ragazza che si ritoccava il trucco sulle labbra, mentre io ero in giro con un’unghia rotta, la faccia da culo, il sonno fin nelle ossa ed un libro davvero discutibile tra le braccia.
Ma i treni nemmeno aspettano, perchè il treno che fa avanti e indietro sarà pure sempre lo stesso, ma il macchinista è diverso, la gente che c’è sopra non è mai più la stessa.
Io che lo prendo per andare in Toscana ci salgo che sono a pezzi e io che lo prendo per tornare a casa sono un’altra cosa ancora, sicuramente meno distrutta, magari un po’ più composta.
Di certo più in pace.
Perchè alla fine penso che sia tutto possibile fino a quando non si decide di fallire, che comunque le cose possono cambiare, il tempo continuerà a passare e la Toscana a farmi stare bene.

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8 pensieri riguardo “VENTICINQUE (NON) LEZIONI”

  1. Buonasera Federica,
    Sono stato per anni pendolare di Trenord, prima all’università e poi i primi anni di lavoro, finchè la cara e benedetta automobile che ti dà l’indipendenza e l’immediatezza del movimento libero da ritardi di varia origine. Il pullman invece lo prendo se devo fare lunghi viaggi, i tour o le vacanze al mare. Comodo da prendere a Saronno, centro nevralgico del basso varesotto, che serve anche i paesi limitrofi. Anche la bicicletta può essere una soluzione comoda da città, e poi penso che in Toscana ci sia una cultura della pista ciclabile più diffusa e rispettosa che da me.
    Sul mancato rispetto degli orari e delle fermate da parte degli autobus, tutti noi, possiamo rimembrare ricordi e episodi tragicomici anche se negli ultimi anni ci sono troppi episodi di bullismo e violenza. Molti anni fa un signore, mi ricordava che su ogni autobus c’era il controllore che era molto severo e poteva buttare fuori il viaggiatore disonesto o bulletto. Lo stesso nonno mi raccontava che una volta, i treni avevano l’ultima carrozza con un balconcino aperto su cui potevi saltare se il treno era appena partito ed evitavi così di perderlo.
    Osservazioni intelligenti le tue sulla circolazione dei treni: Essi vanno e vengono ma il macchinista e i viaggiatori cambiano ad ogni viaggio. E’ la vita che fluisce da fuori all’interno dei vagoni in un punto del mondo, per poi uscire di nuovo in altro luogo a una certa distanza.
    Bello e personale il tuo racconto di un giovedì normale di ritardo del treno, a volte capita che i ritardi del viaggiatore e del mezzo combacino perfettamente dandoti tempo di recuperare il perduto e osservare il tuo vicino in attesa come te, che arrivi magari trafelata ma con buone risorse per affrontare il viaggio.
    Una dichiarazione d’amore diretta alla tua nuova casa, casa della pace, raccontata dalla trasformazione dalla condizione di stanchezza e scompostezza a quella di riposo e decoro. Segno che nel nuovo mondo hai trovato un equilibrio che però scricchiola alle latitudini manzoniane.
    Vero anche l’ultimo pensiero, certo tutto è possibile, ma io direi che si può mollare volontariamente a seguito di mutate condizioni, mentre decidere di fallire vuol dire un pò auto sabotarsi.
    Cominciamo come insegni tu da saldi pilatri come la Toscana e la tua riserva di raggi di sole.
    Un abbraccio forte, buonanotte Danilo

    1. Il suo momento amarcord è una coccola!
      Come ogni cosa che mi riguarda, l’essere in divenire è una costante cui non posso rinunciare, ma credo sia proprio questo il bello.
      Se si molla per avere lo spazio di costruire qualcosa di migliore allora no, non si fallisce: si fa spazio!
      Con Affetto, Danilo.
      Alla prossima!

      1. Grazie a te per l’educazione che dimostri rispondendo sempre ai miei commenti! 🙂

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