(NON) IMPARATE IN VENTICINQUE ANNI
XVIII.
Perchè la realtà non è quella che vediamo, ma quella che costruiamo vivendoci attraverso.
E questo vale per me, per te che leggi e per tutte le persone con cui, io e te, parliamo oggi, domani, ieri.
Ho un feticcio per le filosofie e questa, che il mio terapista mi ha fatto scoprire chiamarsi “costruttivismo” è, credo, una delle mie preferite.
Dona un ordinato caos alle cose e allo stesso tempo lascia aperta la porta ad un pizzico di fatalità con cui a me piace condire la vita.
Ho imparato che quello che pensiamo di volere non è quasi mai quello che vogliamo.
Vuoi perchè una volta che ce l’abbiamo, ci rendiamo conto di non aver considerato il buio che segue al giorno; vuoi perchè l’antagonista del costruttivismo è l’idealizzazione; vuoi perchè abbiamo di fronte sempre persone che costruiscono a loro volta altre cose.
Insomma, vuoi per un sacco di roba, alla fine mi sono resa conto che quello che ho sempre pensato di volere, poi non è quasi mai stato quello che volevo davvero.
E sapete perchè?
Non tanto per il costruttivismo in sé, quanto più che altro perchè lo stesso è nemico della coerenza, anzi figlio della libertà per cui ogni cosa ha il diritto di cambiare (mi ripeto, avrete pazienza).
Cambiare non piace a tutti e non va bene nemmeno per chi non vuole abbandonarsi al coraggio che serve per rischiare.
Male che vada ti accorgi che sei felice.
E la Felicità non è un abito che tutti sanno indossare.

Buonasera Federica,
Secondo me che non sono uno psicologo, la realtà è data dalla composizione delle nostre relazioni con noi stessi, con i nostri simili, (sia fisica che interiore ) con animali, oggetti che utilizziamo ogni giorno, con l’ambiente fisico con l’aria, la pioggia. Il mondo esiste indipendentemente da noi, il sole sorge e le nuvole volano in cielo a dispetto del nostro pensiero.
L’esperienza personale è importante certamente, e creare una mappa della nostra vita ci può aiutare a ordinare tanti pezzi del puzzle, mantenendo le nostre inclinazioni e passioni. L’importante è sapere che siamo soggetti nel mondo e certe volte in balia e altre dominanti.
Non volere ciò che pensiamo di aver bisogno a volte si, può succedere quando non abbiamo considerato tutte le possibilità date dal mondo e dal proprio vissuto. Pensare quello che non vogliamo è invece il risultato magari di una separazione fra il nostro io e il senso di guardia in cui galoppa la fantasia o l’impossibilità a realizzarla.
L’antagonismo fra costruttivismo e idealismo è a livello minimo, perchè è facile quando siamo noi a costruire con le nostre esperienze di vita la nostra personale interpretazione della realtà, ed è quasi diretto il passaggio a idealizzare determinate esperienze e ricordi perchè ci tranquillizza o perchè lo troviamo utile o semplicemente rende una situazione affascinante.
Se la tua esperienza ti ha portata lì ma non volevi esserci, significa forse che la tua coscienza ha elaborato in maniera distorta o sei stata dirottata nel tuo percorso. L’idealizzazione senza coerenza ci porta a costruire la casa sulla sabbia e tutto ci scivola fra le dita. Beata vita che ci dà la possibilità di cambiare idea, spiegarci in noi stessi di aver scambiato lucciole per lanterne, di aver visto un miraggio.
Allora se nonostante tutto hai il coraggio di essere felice, di svegliarsi la mattina con il sole nel cuore come fai tu, di illuminare gli altri con un sorriso, allora questa è coerenza pura, perchè l’uomo cerca nel profondo la felicità e la gioia e la trova dentro di sè non fuori. Un abbraccio forte Danilo
Buongiorno Danilo, quel che penso, a parte condividere come sempre le sue parole, sia slegato dal volere o meno ciò di cui abbiamo bisogno. Il bisogno, non lo so, il mio è volatile, sono in perenne cambiamento, in crescita; i miei bisogni mutano quotidianamente (esagero, ma di sicuro non sono così statici). Mi fermo alla superficie della volontà: parlo per me quando dico di aver spesso voluto forte qualcosa che poi, una volta ottenuto, ho capito non facesse per me.
Necessario, per carità, ma non sartorialmente creato e cucito perché potessi indossarlo e sentirmi comoda in una nuda nudità d’animo che non mi mettesse a disagio.
Mi piace tanto essere in mezzo al mondo, nella vita. Come sa, sto camminando per tornare a “casa” ed ogni giorno mi sento un passo più vicina alla meta. L’idealizzazione, ahimè! Un po’ di platonismo io ci soffro, ma è anche ciò che alimenta la mia scrittura, la fantasia e condisce la vita.
Cerco di tenere avere buona ancora che mi radica senza perdere la strada e, proprio grazie a questo equilibrio ho tanta gioia!
A presto Danilo e grazie come sempre