PRIMO
Il fenomeno del rigor mortis si identifica nell’irrigidimento dei muscoli a seguito del decesso.
Tale irrigidimento è causato dalla variazione della chimica nei muscoli stessi.
Leggevo che si manifesta entro tre ore dalla morte ma ad un certo punto si esaurisce ed una volta rotto, non si rigenera.
Il che negli affari del corpo non mi sembra strano, ma a proposito di quelli del cuore… mi ha fatto storcere un po’ il naso.
Ho continuato a documentarmi, allora ho scoperto che il rigor – questo stato di retrazione – subentra dopo una prima fase di naturale flaccidezza poco più tardi della morte.
Ho pensato a quante volte sono stata flaccida dopo i miei decessi romantici.
Una flaccidezza durata ben più di un intervallo di tempo tra una e tre ore.
Quindi alla fine non è mai successo davvero che il mio muscolo si ribellasse alla sua natura, creando ponti di resistenza tra se stesso e quello di qualcun altro.
Ho pensato: sarà che l’anima ci mette sempre il suo lo zampino; forse è per questo che il mio rigor cordis ha tardato ad arrivare.
Un ritardo che ha senz’altro reso il mio cuore ingenuo, immaturo e fragile.
Fragile da terapia intensiva neonatale.
Poi ho percepito una scossa scivolarmi lungo la schiena, leggendo quella verità scientifica che ha dato vita a tutta questa idea:
“La contrattura cadaverica si esprimerebbe alla stessa stregua della contrazione vitale”.

Buonasera Federica,
Ecco un tuo aspetto inedito, l’interesse per la medicina legale, pedina essenziale di tutti i film polizieschi. Dall’analisi del cadavere si scoprono molte informazioni preziose che aiutano a scoprire il colpevole, attraverso lo studio del corpo e dei suoi segnali. La branca universitaria di medicina criminale sta diventando materia gettonata fra i giovani che aspirano a lavorare in questo campo.
Come racconti bene tu la flaccidezza del muscolo dipende dal fatto che prima c’è stata una tensione importante che ne ha determinato la contrazione, ma non una contrazione naturale, elastica, ma una contrazione spasmodica e nervosa. L’allentamento di questa tensione causa rilassatezza e l’ammorbidimento del muscolo. Dopo la morte sembra che ci rilassiamo quando il corpo, senza più dolore o preoccupazioni entra in uno stato di tranquillità.
Leggendoti mi pare di capire che quasi quasi dopo ogni delusione, in realtà tu capisca che se approfondivi di più quel sentimento saresti caduta in situazioni peggiori. Perciò provi quella rilassatezza, come se ti fossi tolta un peso, un dubbio amletico e la strada fosse tornata in piano.
Hai perfettamente ragione: l’anima ci governa ed è lei che conosce le nostre forze e fragilità, che dal suo quartier generale ha tutto sotto controllo, e lancia l’allarme come festeggia un successo. No il lavorio dell’anima non ti ha reso ingenua o immatura, anzi ti ha forse tenuta al sicuro da insuccessi più pesanti, da situazioni più complicate.
La vita e la morte convivono nel nostro mondo, funzionano quasi alla stessa maniera, entrambi cominciano con la nascita, la prima nella vita odierna, la seconda nel grande mistero che viene dopo.
Un abbraccio grande Danilo
Buongiorno Danilo!
Sicuramente è vero: la consapevolezza postuma al mio “rigor cordis” è quella che mi fa dire spesso e volentieri “menomale”, sospirando di sollievo.
Io, ego, Daimon… sono spaventata, diffidente, ma infondo e per contrasto, quasi per dispetto alla mia condizione umana, mi fido.
Conclude giustamente: le darò ragione come si deve fra qualche domenica.
La abbraccio, a presto.