L’OSSESSIONE PER LA FELICITÀ
Propaganda per delegittimare il dolore che ho bisogno di sentire.
Una propaganda che ha manipolato in vari modi le mie opinioni.
Quella della felicità per forza è diventata un’ossessione di massa, un’arma di corruzione della bellezza che, per antonomasia, non è sempre una cosa felice.
È bella e basta.
L’obiettivo è indurre i volti delle persone ad essere dei fantocci addestrati ad arte: sempre performanti, sempre sorridenti.
Questa propaganda si scaglia contro chi molla, contro chi si concede il lusso di una lacrima o di una smorfia che ne racconta la disfatta.
Ne sono stata persuasa e sedotta, illusa e abbandonata.
Ho strillato sentendomi inadatta in mezzo a tutta la gente che ci si lava col sapone di questa menzogna, se lo beve, ci cucina e ci va a letto.
Io, l’ossessione della felicità per forza, non ce l’ho:
io voglio provare paura dolore gioia e terrore
io voglio piangere ridere e amare.
Lo vedo nelle palle degli occhi degli altri: brillanti di luci al neon senza storie da raccontare, perchè troppo impegnati a stare nelle righe di un copione di circostanze da seguire.
Fino a quando ho tappato le orecchie e chiuso gli occhi.
Ho sentito una bambina ridere, correre, cadere, sbucciarsi le ginocchia e piangere.
Poi ridere ancora.
Correre, cadere, sbucciarsi le ginocchia e piangere.
Poi ridere ancora.

Brava brava
Grazie signora
Buonasera Federica,
Viviamo in un mondo in cui i mezzi di comunicazione dai più vecchi ai più recenti, influenzano spesso negativamente le nostre vite. E ciò è evidente, soprattutto nei sentimenti della felicità e del dolore.
La prima, ridotta e banalizzata nella ricerca spasmodica dell’oggetto di cui non si può fare a meno, oppure la bellezza ridotta a corpo esibito, a preda da conquistare una sola volta per aggiungere uno scalpo alla collezione. Mentre la bellezza serve ad elevare, a scoprire che oltre il grigiore, oltre l’ammasso di nuvole il sole risplende e riscalda. La seconda invece, viene considerata come una cosa negativa, da nascondere e di cui parlare sottovoce, esprimere dolore e sofferenza è da considerare come debolezza.
Naturalmente se questo è il modello come ricordi tu, il rovescio della medaglia evidenzia come avversari sono coloro che non ce la fanno, coloro che non seguono il modello in voga sul momento. Soprattutto coloro che, pensando con la propria testa, si costruiscono modelli di riferimento magari vecchio stile, ma certamente più solidi e meno malleabili.
Anche se devo dire che almeno da un punto di vista psicologico, i sentimenti come il pianto o la rabbia cominciano ad essere qualificati come paritari fra i generi, e fra gli uomini giudicato meno severamente che in passato.
Quando si vive genuinamente e ci si scontra con persone che portano maschere per coprire le loro falsità e i doppi giochi viene spontanea la rabbia e la ribellione contro il loro modo di vivere, modo che non rispetta la persona nella sua integrità. Tutti vogliamo essere felici, ma pochi ci arrivano senza calpestare gli altri. Ed è bellissimo incontrare qualcuno, che esprima le proprie emozioni senza recitare e comportandosi con responsabilità in ogni situazione, esprime quella sicurezza che deriva da sani principi e scopi di lunga durata.
Che bello leggere il tuo caleidoscopio di sentimenti, patrimonio comune degli esseri umani e capace di distinguere e accettare ogni evento della vita come occasione di crescita e offerta d’amore.
Il ricordo di una bambina che insegue la sua felicità, che dopo ogni sbucciata si rialza e corre, è diventata la donna che cerca la vita, quella che riscalda ed emoziona e rimane per sempre.
Buonanotte un grosso abbraccio Danilo
Tutti vogliamo essere felici ma forse pochi hanno afferrato davvero la sensibilità del concetto e credo sia un bene che tutti pensino di voler esserlo, di esserlo addirittura, di esserci arrivati, ed infondo poi non lo siano. Mai. Davvero. Quindi sì, tutti vogliono essere felici, ma pochi arrivano ad esserlo davvero, sempre ammesso che questa felicità sia davvero qualcosa di più profondo di sporadiche epifanie. Sa, le sue parole riguardo il conforto della purezza di questa condizione, mi fanno pensare a quanto sia stato sbagliato fino ad ora il mio concetto di sicurezza. ‘Che alla fine di sicurezza vera ce n’è solo una: quella di sapersi nelle mani giuste di qualcuno che sappia accarezzarci con cura. Cerco veramente di accogliere tutto come una vera benedizione e mi sento molto come quella bambina alla fine, forse sono proprio io, forse lo sono molto ancora. Grazie come sempre, la abbraccio con sommo affetto. A presto