PERIFERIE

Granulare

Alla fine alla parola “periferia” ci ho pensato abbastanza.
La sentenza è che la modernità non è sempre una condizione evolutiva, anzi, spesso punta verso la più incivile involuzione.
Il tempo è un telaio di fili che connettono presente, futuro e passato.
Eppure non ho trovato un solo filo da seguire per disegnare la tela ordinata di connessioni di significato a cui aspiravo.
Ho solo continuato a passeggiare, in equilibrio sui bordi di un groviglio.
Il mondo è un composto fatto in granuli.
A volte visibili come la sabbia, la ghiaia, lo zucchero, altre microscopici.
Ogni tanto possiamo setacciarlo per trovare le risposte che cerchiamo, mentre spesso accade che sul nostro setaccio non rimangano residui alcuni della saggezza che speriamo possa alleviare il nostro tormento.
La fisica ci insegna che tutto si trasforma e nulla si distrugge;
la metafisica che tutto è energia;
la letteratura che tutto è un po’ retorica e la filosofia che ogni epoca è metamorfosi e sistematico ripetersi.
Lo spazio si crea in modo metodico, in un moto sia espansivo che preesistente.
Quindi la periferia è un posto che per forza e sempre continua ad espandersi e preesistere.

Infine, non volevo che portare a galla l’ennesimo conflitto.
Forse pure uno dei più antichi del mondo.

Non di certo con la supponenza di risolverlo.

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4 pensieri riguardo “PERIFERIE

  1. Buonasera Federica,
    Sono perfettamente d’accordo sul fatto che l’evoluzione della modernità non è sempre un passo avanti, ma può capitare che ci faccia fare un passo indietro. Una scoperta rivoluzionaria, si trasforma quando è applicata, in un serbatoio di problemi più grossi e nuovi che non avevamo mai gestito. Provocando quella regressione delle nostre forze migliori richiamate a tamponare le falle.
    Mi fai comprendere quanto conta per noi, saper costruire l’ordito della nostra vita, del nostro destino acchiappando il filo giusto. Nell’antichità vi erano soprattutto donne preposte a ricamare il filo della vita di ciascun essere vivente dalle Moire greche, alle Parche romane o alle Norne norrene. Esse dovevano anche custodire e proteggere questa trama affinchè il passato non fosse cambiato, il presente stravolto e il futuro riscritto.
    Questo tuo passeggiare “ai bordi” mi fa pensare che quello che vedi non ti convince, ti confonde e ti spaventa, non ti permette di inoltrarti più all’interno. Cerchi sulla riva raccogliendo quello che portano le onde, ma nulla di quello che rimane ha per te senso e importanza come materiale da costruzione. Vorresti costruire una casa di mattoni ma trovi soltanto legno fradicio o secco.
    Potrebbe trattarsi che cerchi nel posto sbagliato il materiale giusto o viceversa nel posto giusto cerchi il materiale sbagliato. Il tormento provato è lancinante, quanto ci si sente lontano dai nostri principi e valori e non riusciamo a trovare un canale per raggiungere il nostro mare, un approdo che definisca i nostri confini e il nostro cuore.
    Ogni branchia del sapere umano sa descrivere il mondo, le sue leggi nello spazio, come siamo fatti e a cosa aspiriamo, quali creature lo abitano, il rapporto col divino, con la natura. L’universo è sempre in movimento, il contrasto fra tanti elementi eterogenei generano conflitti spesso aspri e insoluti da secoli, e noi siamo costantemente alla ricerca di una stella polare, un riferimento certo, una colonna di fuoco che ci illumini il sentiero. Quello che ti posso augurare è di mantenere il tuo nucleo intatto, la tua pelle si può abbronzare e i capelli cambiare colore, ma tu resta sempre Federica, non la pozione ma la ricetta della medicina del cuore. Un abbraccio grande Danilo

    1. Buongiorno Danilo, le sue parole stamattina sono come un balsamo, soprattutto dopo la notte appena trascorsa.
      Delle volte mi sento come descrive, quindi come se tutte le mie forze più vigorose fossero indirizzate verso quell’unica falla che ora mi fa sentire vulnerabile.
      Vorrei poter avere tutto sotto controllo, ma so che così non potrà esserlo mai (e so che è un “menomale”).
      Non so se sto ai bordi perché non sono convinta di quello che vedo o ne sono spaventata… sicuramente non lo sento mio, allora sto a distanza di sicurezza per studiarlo. Nemmeno so se sono nel posto sbagliato oppure in quello giusto cercando risorse inadatte… è un momento piuttosto confuso, un po’ “nodoso”, non nel senso nobile del kruppa ovviamente. Hillmann direbbe che la mia ghianda si stia facendo molto sentire e che io sia stata così abituata a soffocarla che ora combatte con tutte le sue forze per avere la meglio e fare in modo che la ascolti. Ma le mie orecchie sono adatte?
      A volte Federica non ancora bene chi sia. Mi ricordo dell’estate in cui ci siamo conosciuti e ho imparato a ridere di cuore, di una risata che mai avevo sentito prima e che ancora tengo stretta.
      Grazie Danilo, a presto!

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