CONTATTO DI EMERGENZA

CONTATTO DI EMERGENZA- TRENTASETTE PER CENTO

Trentasette per cento

Non ho mai pensato di lucrare su questa storia e mi chiedo come mai.
Avrei voluto intitolarla “Che B8!” sulle prime: un bell’e buono ironico rebus.
La prima volta che la mia piccola Aygo formato bagaglio a mano è stata tamponata (da ferma, mentre dormivo in un letto – che scoprirete essere una costante nel corso di questi racconti) l’urto è stato allarmante ma modesto: su una scala da uno a cento, l’intensità era di trentasette.
Quando un’auto viene tamponata, il messaggio d’avviso non arriva al suo proprietario, perchè si suppone che se ne accorga, soprattutto se il cassone di un furgone si incastra nel suo cofano lasciando un buco di sensazionali proporzioni.
I miei genitori ne hanno passate di tutti i colori con me: sono una croce, tremenda!
Sono la figlia che scappa di casa, si tatua, parte senza avvisare, arriva senza tornare, smette di chiamare, non dice dove va a vivere:
“Vado in Toscana”
“Sì, ma in Toscana dove?”
“In Toscana dove ci sono i toscani”
oppure
“Vado in Riviera”
“Sì, ma quale?”
“Quella che ha la sabbia bagnata dal mare” e poi hanno scoperto che fossi in Riviera Romagnola, perchè il messaggio d’avviso dell’urto, non solo ti fa pensare che il conducente sia morto, ma geolocalizza il mezzo con delle coordinate che così precise non si sono mai viste.
Alla fine: dalle sei della mattina, quando la mia auto è stata divorata dal cassone di un furgone, i miei genitori credevano fossi morta, tutti gli esercizi commerciali nei dintorni fossero stati molestati per sapere se “Una Federica lavora lì?”, io pensavo che il messaggio fosse stato un errore dell’assicurazione e il momento in cui mi sono accorta che sul mio cofano ci fosse davvero un buco, sono passate solo otto ore. Meglio tardi che mai, o no?!

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2 pensieri riguardo “CONTATTO DI EMERGENZA”

  1. Buonasera Federica, sicuramente per i tuoi genitori sarai fonte di sorprese perchè non sanno cosa aspettarsi, perchè magari passano dall’essere fieri di te all’apprensione quando ti capita qualche disavventura. L’importante è che tu non eri sulla macchina al momento dell’incidente e non abbia nulla di rotto. Mi rendo conto che la macchina per te è importante e sinonimo di indipendenza, viabilità e grazie ad essa porti la tua vita dove vuoi.
    Il tuo racconto mi fa venire in mente che in due occasioni i miei genitori si sono preoccupati per la mia incolumità: una volta a causa di un incidente che descriveva il pullman che dovevo prendere e un’altra per un forte nubifragio in Cornovaglia dove loro sapevano che dovevo andare. Una telefonata dopo alcune ore per fortuna ha sistemato tutto.
    I genitori sono così: ti lasciano volare liberi però hanno gli occhi lunghi e ti seguono da lontano, aiutando se possono. Un abbraccio Danilo

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