ANCORA – NIENTE DA DIRE

OLIGOFRENIA

Immaginate di abbandonarvi su d’una sedia e sospirare.
Anche oggi avrete a che fare con oligofrenici patologici e lo farete o vergognosamente sottopagati o addirittura pro bono.
Anche stamattina vi siete svegliati e il vostro nome non è cambiato in “San Francesco”.
Farete della beneficienza col cuore che vi pesa e sarete in debito con il vostro Karma.
Gerarchie: la mannaia dei contesti lavorativi.
Necessarie, sono d’accordo, ma abusate come si abusa della pena capitale in Arabia Saudita.
Caratteri volubili appesi al gancio di ruoli altisonanti: manager, amministratori delegati, coordinatori, presidenti.
Tempre deboli derelitte su colletti di camicie non abbottonate come si conviene.
Che io abbia sempre avuto dei qui pro quo con le figure più o meno apicali delle realtà in cui ho lavorato, non è un segreto.
Che dei “qui” siano stati scambiati per dei “quo”… non lo so, il fraintendimento è un rischio che ho sempre evitato di correre.
Ma che fare quando il ruolo preminente è l’assunzione obbligatoria dell’azienda per la quale stiamo lavorando?
Dico, che fare, a parte appellarsi alla più dedita compassione?
Divulgazione scientifica.
L’oligofrenia è uno “stato di insufficienza mentale. È proprio dell’oligofrenia un’incapacità di apprendere e accrescere il patrimonio ideativo mediante una personale prestazione di giudizio. (…) Il comportamento morale è molto influenzato da coefficienti affettivi.
Lo so, ora vi è tutto più chiaro.
Andate pure a compatire le vittime del controsviluppo, ci vediamo di nuovo qui fra una settimana.

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4 pensieri riguardo “ANCORA – NIENTE DA DIRE

  1. Buonasera Federica,
    Innanzitutto ti esprimo con affetto i miei auguri di una Buona Santa Pasqua, spero tu possa passare la festa nella gioia e circondata d’amore.
    Leggo nelle tue righe una serie di esempi meravigliosamente calzanti, che spiegano bene quello che vuoi dire. Posizioni condivisibili e comunemente vissute direi da tutti noi.
    L’ambiente di lavoro è un luogo dove passiamo più ore che a casa nostra, e le nostre difficoltà maggiori non riguardano tanto il dover lavorare, quanto il lavoro con e per qualcuno.
    Personalmente ho avuto esperienza di giornate fantastiche in cui il lavoro scorreva sereno quando non avevi a che fare con certi soggetti che chiami “oligofrenici”.
    Li descrivi molto bene, io li immagino come automi che hanno cortocircuiti nel comunicare informazioni, non riconoscendo quelle importanti da quelle non necessarie, che gestiscono i problemi impulsivamente dicendoti una cosa e cambiando opinione subito dopo. Opportunisti quando possono scaricare su altri il lavoro, mantengono una formale separazione dai sottoposti pur cercando falsamente di sembrare parte del gruppo.
    Hanno la mente veramente limitata, perchè invece di essere aperti alla possibilità e al ragionamento agiscono solo in base ad un quadro veramente angusto e riescono a peggiorare le cose grazie ai soliti favoritismi dei raccomandati verso i quali adottano misure molto diverse.
    Credo sia inevitabile in un contesto del genere, andare in confusione e ritrovarsi a gestire problematiche che di solito chiamo: “da asilo mariuccia”. Da alcuni anni, (perchè la situazione è peggiorata), tutto sul lavoro rimane scritto viene tenuta copia o traccia da qualche parte, con il proposito di utilizzarla come prova in tribunale per avvalorare una difesa o un accusa. Ecco a volte sembriamo più centrale di polizia che azienda.
    Risultato: si perde molto entusiasmo e la giornata lavorativa diventa un obbligo pesante. Unica gioia è fare il lavoro che piace e ci soddisfa tale da superare incomprensioni e difficoltà.
    E’ l’augurio che ti voglio fare: Un’occupazione che ti renda contenta, che sia per te possibilità di crescita e soddisfazione personale, ti permetta di vivere e faticare con passione. Un abbraccio grande Danilo

    1. Buonasera Danilo, grazie per gli auguri, che ricambio con il consueto piacere.
      Come al solito sono contenta di trovare tra le sue, parole di accordo e comprensione, il che mi rinfranca molto, perchè la cosa che mia madre mi recrimina più spesso è quella di lamentarmi sempre, ‘che non mi va mai bene niente. Però, ecco: lei Danilo sa sempre fin troppo bene di cosa sto parlando e di questo le sono grata.
      Mi impegno tutti i giorni per la chiosa finale e non sa quanto mi spendo per donarmi ad un futuro migliore.
      O forse lo sa, lei sa sempre tutto infondo…
      Un grande abbraccio, colmo d’affetto.
      A presto!

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