(NON) IMPARATE IN VENTICINQUE ANNI
I.
Forse è arrivato il momento anche per me di adeguarmi ai trend.
Ho appena avuto una fitta ad ogni organo, ve lo dico.
Penso che potrei raccontare di venticinque lezioni imparate in venticinque anni anche io, ovviamente prima di compierne ventisei.
L’ironia è che probabilmente a venticinque lezioni in venticinque anni io ci sia anche stata, ma non saprei dire se abbia davvero imparato qualcosa…
Il primo insegnamento mi ha fatto fisicamente male, per questo lo ricordo.
Al suono di un pianto disperato seguito da un “mamma i gigotti”, ho bevuto l’acqua salmastra delle mie lacrime per, che ne so?!, i primi quattro anni della mia vita.
Tutto perchè mi piaceva camminare come una fatina sbronza lungo la strada della vita, già dissestata e piena di buche, cadendo in ogni modo possibile.
Ho sbucciato più ginocchia che mandarini.
Ho consumato più cerotti che piatti di pasta.
Ho finito più bottiglie di disinfettante che di acqua.
Voi come ce la facevate a stare in piedi?
Poi non so come, ho smesso di ruzzolare a terra come una pera.
I piedi mi si sono montati giusti e ho imparato a guardare dove metterli quando si cammina.
Ma, rea confessa, non posso stare io al volante se ci sono strade con panorami super fighi da percorrere: riparare cofani costa più dei cerotti delle principesse.
Ah, nel caso in cui ve lo steste chiedendo, “gigotti” viene dal Federichese pre scolare e significa “ginocchia”.

Buonasera Federica,
Spero tu stia bene, con tutte le tue aspirazioni in programma da realizzare in cantiere.
Adeguarsi alla massa non fa bene ad una persona che ha fatto dell’indipendenza e della differenza la sua identità. Certo che a volte sono necessari piccoli compromessi che smussano gli spigoli ma non cambiano la struttura del mobile.
Capita anche a me di essere presente alle lezioni della vita, di non ripassare la lezione o ignorarla, non fare i compiti e trovarsi impreparato all’interrogazione.
Avvincente il racconto sulla sbucciatura delle ginocchia dove ci trovi azione, sentimento, pericolo e coraggio. Camminare è una tappa importante della crescita, come parlare e mangiare. I bambini affrontano la prime difficoltà, mettendoci molto gioco e leggerezza all’inizio perchè così sembra la vita, con la consapevolezza di non essere soli e certi che le braccia di mamma e papà saranno comunque un rifugio sicuro.
Secondo me la lezione che la vita ci impone viene dopo aver sbagliato mai prima, quindi sembra un paradosso per noi esseri razionali il non saper prevedere o per lo meno qualificare un errore prima di commetterlo. Possiamo imparare o non imparare una lezione, magari forte, che assomiglia più a un pugno nello stomaco che ad un discorso pacato e fluido. Una lezione la impari perchè è utile, facile o conveniente, è piacevole o necessaria. Di contro non la impari perchè comunque va controcorrente con il tuo essere, perchè rende disfunsionale il tuo sistema di vita alla base. Perchè è talmente singolare l’evento scatenante, che due volte non si può ripetere.
Una confessione: anche io mentre guido, sono distratto dai paesaggi soprattutto montani e quindi un brivido di rischio per un occhiata di mezzo secondo con la paura di ritrovarmi davanti un ostacolo.
Buonanotte un abbraccio e a presto Danilo
Buonasera Danilo, qui tutto bene e spero sia lo stesso per Lei!
Quello che scrive è tutto giusto e tutto vero. Più di tutto mi impressiona l’aver dovuto prendere atto che alla fine la lezione non la impariamo mai, proprio per via della singolarità dell’evento che la scatena.
Sapevo che avrei trovato in Lei un complice (come del resto capita spesso).
Ricambio l’abbraccio, alla prossima domenica!