(NON) IMPARATE IN VENTICINQUE ANNI
III.
Ad essere sincera sono tante le cose che ho imparato da piccola.
La mia percezione del pericolo era inesistente, la convinzione che fossi fatta di gomma preponderante.
Abbiamo sempre avuto un giardino per giocare con abbastanza spazio per un paio di altalene, uno scivolo, costruire capanne con gli ombrelli e piantarci alberi di ciliegie da cui raccogliere ciliegie estremamente proteiche (apporto proteico fornito dai vermetti che ci vivevano dentro).
Un giardino con abbastanza spazio per montarci uno stendino poggiato su tre pali e poco meno di una decina di fili, con accanto un tavolino, di ferro come tutto il resto: ideale per prenderci il tetano dai quei famosi gigotti sempre sbucciati che avevo.
La mia inspo era Lara Croft, quella che nei primi anni duemila stava sulla play due e aveva le tette a triangolo.
Costruivo fucili con i lego e facevo finta che il rumore delle mie scoregge fosse quello di uno sparo potentissimo.
Mio padre aveva appeso una corda sui pali dell’altalena (ora non saprei come spiegarvelo, giocate di fantasia) per arrampicarmici sopra.
Finché un giorno non mi venne L’IDEA.
Che il nome “Lara” non mi si addica, non penso ci siano mai stati dubbi, ma che se lo avessi avuto, il mio cognome sarebbe stato Tomb invece che Croft, no, su questo non ce ne sarebbe stato nessuno…
In un momento di intimo ludibrio, decisi che sarei andata da un capo all’altro dello stendino arrampicandomici sui fili.
Ce l’avrei fatta dandomi la giusta spinta dal tavolino, come Tarzan: ne ero sicura.
Non consideravo il mio peso e lo spessore ridicolo di quei fili da stendino.
Ah la fisica…
Ho imparato così che le caviglie sono un bene prezioso slogabile in modi del tutto curiosi.

Buonasera Federica,
Quante similitudini abbiamo anche sulla nostra infanzia: Se il tuo idolo era Lara Croft, il mio era Indiana Jones; mio nonno aveva della terra piena di piante e vitigni, tra cui ciliegi; il tavolo e le sedie non erano di plastica ma di pietra; lo stendino fatto di cinque lunghi fili, che partivano dal garage fino al pollaio. All’epoca stavamo alzando la casa e quindi c’erano montagne di sabbia finissima, che finiva per diventare riparo in giochi di avventura. Il balcone in costruzione era protetto da assi di legno e ricordo come mia mamma ci proibiva di salire fin lassù a giocare.
Credo che tutti i bambini del mondo si credano invulnerabili, e imitando i propri idoli ripeterne le gesta così da vivere nella realtà quello che vedono su un video e sentirsi simili a loro.
Anche i “capitomboli” vissuti in quegli anni, secondo me restano impressi nella memoria perchè sono le prime conseguenze negative compiuti con le nostre mani, azioni pensate da soli con la nostra testa di bambini con la logica ancora acerba e senza tenere conto dei pericoli, che non vediamo perchè le storie di cui ci imbeviamo non comportano conseguenze, e i nostri eroi ne vengono sempre fuori puliti e vincenti. Con la maturazione della persona nel corso della sua vita di relazione, prende forma nei ricordi e nei racconti non tanto l’Io ma il “Noi”, le reazioni di mamma e papà o dei fratelli, dei compagni di classe. Mi dispiace per le tue caviglie e immagino che una piccola vivace bambina pativa a rimanere ferma e non poter correre e saltare, che però non ti ha impedito di crescere e di portare tacchi alti se l’occasione lo richiede.
Buonanotte un abbraccio a presto Danilo
Leggerla per me è una coccola o comunque un appuntamento a cui faccio in modo di non mancare. Sapere che anche su questo abbiamo ricordi comuni, be’, è incredibile! Segno che il nostro incontro non sia stato casuale (come casuale poi non lo è niente). Non avevo mai pensato al “noi” di cui lei parla, ma è molto vero. Accorgermene a quasi ventisei anni, mescola un po’ le carte in tavola e per questo le sono grata. Devo ancora delinearmi, capire quali sono i miei ricordi e quali quelli degli altri… Come Indiana Jones cercava antichi tesori ritrovandosi in mille polverose avventure, così cercherò di fare io, con la stessa scrupolosità, nel cercare quelle cose che tanto più appartengono a me stessa. La abbraccio, a domenica prossima!