(NON) IMPARATE IN VENTICINQUE ANNI
XVI.
Ho imparato anche cose che non so ancora fare.
Ho sempre avuto l’impulso di condividere i miei successi con chi amo.
Allora non ho mai festeggiato niente, perchè io dell’amore ho paura.
Il mio metro per misurare l’amore che qualcuno prova per me, è l’entusiasmo che mette nel gioire di successi dei quali nemmeno io sono poi così entusiasta.
Questa è una visione unilaterale della vita, corrotta da un bisogno di accettazione che mi logora da sempre.
Mi sono detta spesso che la colpa fosse mia: non diffondo abbastanza l’entusiasmo dei progetti in cui mi cimento, non paleso realmente quanto ci tengo, le mie intenzioni non sono chiare.
Ma quando sono felice, io sono felice per bene.
Quando sono felice non esiste spazio che mi contenga.
Vi sembrano concetti incoerenti?
Lo sono.
Ho il gene dell’entusiasmo per la vita, ma forse non è abbastanza da poter diventare contagioso quanto vorrei, penso a volte.
In alcune occasioni il mio entusiasmo non ha saputo contagiare nemmeno me.
Non ho mai celebrato un momento che abbia segnato un obiettivo raggiunto.
A parte il compimento di un nuovo anno, che comunque mi ci devo mettere d’impegno.
In questa lezione vi dico: celebratevi, festeggiate i traguardi.
E se avete imparato a farlo, insegnatelo anche a me.

Buonasera Federica,
Abbiamo un bisogno forte di essere supportati e essere festeggiati nei nostri progetti e nei nostri successi, soprattutto dalla persona che amiamo è una regola universalmente accettata. Ma in te questa necessità è come contenuta e limitata da un sentimento di paura, che ti impedisce di vivere i tuoi successi come meriti. La paura di amare è risultato di delusioni che fanno perdere fiducia nell’altro, timore di aprirsi completamente uno nell’altro perchè l’amore è reciprocità e le gioie e le difficoltà sono divise a metà. Si festeggia insieme la vittoria di uno e si consola la sconfitta dell’altro, sempre con empatia. Una donna riflessiva capisce a pelle il tipo di persona che ha davanti ma il “bisogno di accettazione” può essere una distrazione.
No la colpa non è tua: ci sono persone tipo mio papà che non si lasciava mai andare a facili entusiasmi o tristi disanime della situazione, lui ti raccontava i suoi progetti quasi con distacco, ma anche così capivi il valore di un successo o di un arresto. Chi ti ama, è felice per te se ottieni successo perchè ti vede contenta di quella gioia che contiene l’infinito dello spazio e tu quando sei felice deve essere una festa.
La contagiosità della vita e del festeggiare, secondo me oggi con la forte solitudine che viviamo è sempre più difficile da creare. Intendo dire che è lontano il modo di festeggiare qualcuno singolarmente mentre è facile fare festa dove tutti sono protagonisti.
L’augurio che ti faccio, è di imparare a festeggiarti e a celebrarti secondo i tuoi canoni: ascoltati, amati e quando raggiungi un obiettivo significativo fermati e celebrare te stessa, ciò che sei diventata e quello che hai ottenuto o anche il solo fatto che sei caduta ma ti sei rialzata.(con buona pace delle tue ginocchia). Un abbraccio grande Danilo
Spesso perdo di vista quello che desidero dai rapporti con le persone, ovvero la reciprocità, che per me è uno dei punti fondamentali dei rapporti a due. È come un valzer l’amore: chi guida è perchè sa dove andare, chi si fa guidare è perché non ha paura di cadere.
Sono stata distratta, è estremamente vero, mi sono lasciata distrarre e credo di aver capito il significato di “specchietto per le allodole”… a mie spese come sempre, ma per ogni centesimo speso, altrettanto denaro è entrato e di questo ne sono infinitamente grata.
Proprio ieri un collega mi ha detto che sono un raggio di sole: mi s’è riempito il cuore e ho ricordato che quando vivo nella mia energia e non svendo il mio potere, si vede.
Imparerò Danilo, devo trovare il mio modo di celebrarmi, perché infondo lo so: se sono arrivata fin qui è perché ce l’ho messa tutta, credendoci forte, con la consapevolezza che c’è ancora tanto, tutto, da fare, ma con la grinta di non voler smettere di curarmi le ginocchia ogni volta che, se cado, fa male.
La abbraccio di ritorno, con affetto.