VENTICINQUE (NON) LEZIONI

(NON) IMPARATE IN VENTICINQUE ANNI

XV.

Non ho conosciuto molti scrittori.
A dire il vero, di veri, ne avrò incontrati un paio e sembravano figli di uno stampino escluso dal controllo qualità.
Parlo male della mia categoria?
Sì, anche se non è che sono poi così tanto sicura di farne parte.
Questa lezione nasce da un equivoco, uno di quelli che guidano le masse e sul quale si fonda un intero sistema scolastico.
Tutti voi lettori conoscete me, il mio stile e Danilo: il migliore di voi.
Non voglio fare la madre con più figli che, convintamente, afferma di amarli tutti allo stesso modo.
Non sono figlia dell’ipocrisia e Danilo è il mio lettore preferito.
Mi chiedo ancora se infondo sia lui a leggere me o viceversa.
Be’, insomma, lui di solito ci azzecca sempre, vede oltre le righe e si gusta ognuna delle mie parole: che palato sapiente!
Però c’è stata una di queste lezioni che lui ha interpretato.
Interpretare, parafrasare, chiosare: equivoci.
E se gli scrittori dicessero solo quello che dicono?
Ci avete mai pensato?
L’unica cosa che probabilmente differenzia me da Giacomo Leopardi è che lui aveva un gusto più fino, un certo pudore nello stile, un palato decisamente più delicato.
E ora sì: bruciatemi su un rogo per aver osato dire solo quello che ho detto!

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2 pensieri riguardo “VENTICINQUE (NON) LEZIONI

  1. Buonasera Federica,
    Grazie di cuore per il legame che ci unisce attraverso le tue scritture settimanali, e per i complimenti ricevuti ma soprattutto per la fiducia e per la considerazione che dai ai miei commenti. Sai, come storico appassionato penso che l’interpretazione dei fatti è importante ma lo è di più il disegno della vita interiore delle persone, i loro sogni e paure. L’equivoco può nascere o dalla malafede, oppure da una fuoriuscita di pensieri aldilà del lecito svolgersi del discorso.
    Uno scrittore lo puoi conoscere dalle sue opere, o se hai la fortuna di viverlo al di fuori del lavoro, del suo ruolo pubblico lo puoi studiare nella personalità e nella costruzione di una trama o una poesia, nella sua quotidianità. Tu sei una scrittrice giovane che ha una sua produzione originale, che aspetta l’ispirazione o il vento giusto per scrivere di ciò che ama e di ciò che vive nelle sue esperienze. Oggi sto notando che alcune persone che amano scrivere, cominciano con una monografia sullo scrittore preferito, per poi dopo averlo elaborato produrre un’opera che rispecchia un pò il riassunto delle opere studiate e la vita interiore dello scrittore contemporaneo.
    Secondo me gli scrittori dicono quello che pensano ma non sono una tavola piatta, nella quale “dicono quello che dicono” perchè nella scrittura emergono le nostre passioni e le nostre paure, le vittorie e le sconfitte, gli amori e le delusioni. C’è molta ricchezza nascosta nelle nostre parole e la loro ricerca e il loro studio rendono più bella e vera la scrittura.
    Sai che Leopardi aveva in comune con te la propensione ad allontanarsi da un’ambiente o una famiglia che sentiva come oppressiva e soffocante. La differenza di epoca è talmente ampia che comunque con il dovuto peso scoprirai che anche in te troverai qualcosa del pudore, della finezza del poeta di Recanati. Un abbraccio e buonanotte Danilo.

    1. Danilo cosa le dico?!
      Tra tutti i nostri scambi, forse questo è il mio preferito.
      Ormai sono certa di essere io a leggerla e non viceversa. E comunque ha ancora ragione: è incredibilmente poco sorprendente!!
      Io non so da dove comincio, il mio approccio è molto poco accademico e, come ha ben detto, seguo il vento, godendomi le endorfine del movimento e approfittando della calma per guardarmi intorno.
      Troverò qualcosa che mi accomuna a Giacomo per davvero, ma mi servirà altro tempo per calpestare questa vita come si deve.
      La abbraccio, a presto!

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