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ROMILDA

ROMILDA

ROMILDA

A volte capita che le cose per cui sorridere scendano dalle scale.
Letteralmente: ci scendono lente, ben ancorate al corrimano, con un sacchetto della spazzatura tra le dita, i capelli stanchi e biondi, liberi dalle coccole dei bigodini, la schiena ingobbita e il sorriso più dolce dello zucchero.
Buonasera, mi sento salutare mentre chiudo la porta di casa.
In mezzo alle scale buie, ricambio il saluto a quella signora che, un gradino dopo l’altro, si fa sempre più minuta.
Qual è il suo nome?
Federica, dico io e lei mi dice che il Giovanni gliel’aveva detto che fosse arrivata una Federica: finalmente ci incontriamo!
Sorrido, arrossisco. Lei dice che il mio nome le piace, al contrario del suo: Ho un nome brutto io, sai…
E come si chiama signora?
Io mi chiamo Romilda…
Romilda, mi permetta, ma il suo è un nome davvero poetico!
Se la ride la Romilda mentre, andando verso il portone si volta, sempre sorridente, dicendomi che sono gentile e che una Federica bella così non l’aveva mai vista.
Be’ se non ci vediamo, buona Pasqua!
Buona Pasqua Lei, Romilda.

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