RIGOR CORDIS

QUARTO

Postumo al TzimTzum c’è il Tikkum, che è il nobile processo legato al bisogno di riparare.
Parallelamente, dunque, comincia un progressivo rilassamento, muscolo dopo muscolo.
Una fiducia, una speranza, che si creano nuove, rinnovate, più mature, più consapevoli.
Più forti dopo aver danzato nel crepuscolo della morte, con la morte.
Dopo esserne stata annientata, apparentemente e non, so che tra le violenze e le promesse infrante, la morte firma sempre un patto con la resurrezione.
Nascita, morte, resurrezione.
Le ho sempre credute acerrime nemiche dimenticandomi di quanto siano fasi necessarie della stessa vita.
Non smettiamo mica di credere che la luna esista solo perchè una notte non la vediamo in vetta al cielo.
È vero?
Non smettiamo di credere all’Amore solo perchè una mattina ci svegliamo nella pozza di sangue del nostro cuore rotto in due.
Non è così?
La morte ci leva di dosso la vita che non serve e ci dona con forza ad un’esistenza che nutre.

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2 pensieri riguardo “RIGOR CORDIS

  1. Buonasera Federica,
    Mi piacciono molto questi testi che riprendendo insegnamenti, esperienze vissute e osservazione fisica, ti richiama fuori dalla tua sofferenza e dall’isolamento per rimetterti nella vita.
    Appena ho letto questo post, mi è subito venuto in mente quella bellissima abitudine che hanno i giapponesi chiamata Kintsug: E’ l’arte di riparare gli oggetti rotti utilizzando materiali preziosi, valorizzando le crepe e la nuova forma che hanno preso gli oggetti, quasi fossero nuovi. Per estensione filosofica potremmo applicarla ad ogni vita che si rompe, che fatica a ricominciare, finchè non si accetta quella nuova condizione non si accoglie le ferite e le inserisce in un quadro più complesso come il suo corpo. Solo accettando la nuova te uscita provata ma con maggiore consapevolezza anche della sua bellezza e del suo valore.
    Sono momenti importanti quelli della ricostruzione, perchè in essi ci fermiamo e riflettiamo sugli ultimi accadimenti. Il silenzio che segue la battaglia è un nascondersi per ritrovare se stessi, per recuperare una dimensione spirituale e fisica in sintonia con il proprio sentire.
    Diciamo che vita e morte sono in conflitto, nella misura in cui la prima cerca di portare alla luce le tue passioni positive, valori e relazioni che arricchiscono i giorni, la fiducia e la ricerca dell’amore vengono richiamate in opera dalla vita, perchè il cuore e il corpo hanno bisogno di riscaldarsi. La seconda invece ti vorrebbe spento, appiattita su ciò che non va, sulle recriminazioni, sui falsi valori e le relazioni che non generano amore ma gelosia e possesso.
    La nostra vita non termina con la morte, essa non ha l’ultima parola su di noi. E’ davvero solo un passaggio per la Risurrezione e ci troveremo in un mondo d’amore.
    L’ultima frase è bellissima: siamo allora come piante che hanno bisogno di una spuntatina ai rami secchi, a un’opera d’arte a cui serve un’aggiustamento. Siamo noi i nostri giardinieri o i nostri pittori ma l’essenziale è invisibile agli occhi. Con affetto un abbraccio grande. Danilo

    1. “Il silenzio che segue la battaglia”
      Sono qui, trincerata in un silenzio che a poco a poco mi da modo di fare ordine, pulire, ricalibrare le strategie, ricominciare da nuovo e con un po’ di consapevolezza in più.
      Ma lei mi capisce.
      Ha proprio ragione quando dice che siamo i nostri stressi giardinieri.
      Io la ringrazio per essermi così affezionato.
      A presto!

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