RIGOR CORDIS

TERZO

Perciò ho trattenuto il respiro, proprio come ha fatto Dio.
Non di certo per creare qualcosa di grandioso come il mondo, ma soltanto per farmi confondere dal desiderio di distruggerlo, distruggermi, e quello di conservarlo, contenermi.
Rigor cordis.
Quanto ti ho aspettato!
Mi sono resa flaccida, in preda ad una vertigine strega.
Poi tesa ed infine pietrificata, immobile.
Occhi incapaci di vedere e il cuore che, non proverbialmente, doleva.
Dio, quanto doleva.
Infine il rigor si è rotto, il mio corpo solo, già senza un’anima ad abitarlo.
Eppure con un cuore subito alla ricerca di qualcos’altro per cui battere, battersi, abbattere.
Con-battere: indeciso se palpitare insieme a qualcosa o scontrarvisi senza pietà.
Perchè è nella natura di un muscolo: comportarsi da vivo anche quanto è stato ucciso.

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2 pensieri riguardo “RIGOR CORDIS

  1. Buonasera Federica,
    Anche Dio nella Sua relazione con l’uomo, talvolta ha coltivato idee distruttive, dopo che troppi peccati erano stati commessi da generazioni perverse (vedi Sodoma e Gomorra o il diluvio universale) e allora davvero la distruzione è completa e l’umanità è rinnovata ripartendo dai pochi giusti superstiti. Quindi una profonda delusione porta alla disillusione e poi alla reazione distruttiva. Credo sia importante evitare l’autodistruzione, perchè questo implica un’ammissione di colpa personale a qualcosa che proviene dall’esterno di noi e di cui non conosciamo a fondo l’origine.
    Riprendendo i passaggi che così bene descrivono il percorso di rigor cordis. Riflettendo possiamo dire che la mollezza e le vertigini indicano uno squilibrio fra ciò che pensavi fosse il cuore di una relazione e quello che effettivamente è dopo aver tolto gli orpelli delle farfalle nello stomaco.
    Il tuo corpo “morente” si lascia sopraffare magari dallo scoraggiamento, dal nervoso e dall’incapacità di ritrovare la serenità minata dal dubbio e dalla delusione. La tensione che impedisce movimenti fluidi e il cuore che arranca con sempre meno sangue circolante.
    Infine qualcosa scatta, sarà istinto di sopravvivenza, sarà filosofia che invita a voltare pagina e ricominciare a vivere. Fatto è che tutto si rimette in moto: Dapprima il cervello che vede un giorno nuovo sorgere con le sue infinite possibilità, poi il cuore che timidamente vuole riprovare a volare ed infine il corpo fatto di nuovo di muscoli scattanti, pelle pronta a ricevere carezze.
    L’eterna battaglia fra il fidarsi, lasciarsi andare, aprire il proprio essere all’altro in completa fiducia oppure erigere un muro fatto a strati, uno strato per ciascuna delusione o ferita che giustifica la freddezza, il giudizio veloce, il non impegnarsi. E’ uno scontro che si vince ogni giorno, ogni passo ascoltando e curando se stessi, dedicandosi del tempo e facendo tesoro delle burrasche passate. Desidero per te il coraggio di quei capitani di navi a vela, che si orientavano con la bussole e le stelle, che conoscevano ogni onda e ogni alito di vento, che esploravano oceani sconosciuti ma capaci di ritornare al porto di casa e ogni volta la rotta riusciva più sicura e più veloce. Buonanotte con affetto Danilo

    1. Tutto si rimette in moto.
      Buonasera Danilo.
      Ancora troppa densità di diffidenza e paure mi trincera il cuore. Che fare?
      Forse mi basterà solo incedere in ogni nuovo giorno facendo passi né troppo corti né troppo lunghi…
      Desidero anche io quel coraggio lì, Danilo e le sono grata per augurarmene.
      La abbraccio!

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