PERIFERIE

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Ho un tatuaggio che mi epiteta come “Fortunata”
Che vi dico…
Non mi ci sono sentita molto ultimamente, almeno non con l’ardore che mi circolava nelle vene quando qualcuno me lo stava incidendo sulla pelle.
Non mi ci sono sentita finché non mi sono accorta di quanto le mie morti cerebrali, creative, siano infondo condizioni temporanee (ed estemporanee).
Ma come si sente chi, morto cerebrale, lo è sempre?
Chissà come si sente chi l’intelligenza l’ha segregata alle periferie della mente…
Ho smorfiato e mi sono ritrovata a fare una cosa che, detto tra noi, non è che faccio spesso: compatire.
E mentre ero a passeggio, ho pensato di non aver mai pensato abbastanza alla parola “periferia”.
Con un po’ di superbia, sentenzio non l’abbiate mai fatto abbastanza nemmeno voi.
Alla fine è per questo che siete qui tutte le domeniche, no?!
Dunque, la parola periferia deriva dal greco e originariamente significava “circonferenza” o “portare intorno”, descrivendo una linea curva a chiusura di uno spazio.
Il concetto è molto nobile, se ci pensate.
Perchè invero non emargina ma contiene, include.
Mi sono chiesta come siamo arrivati a fare di qualcosa di così generoso un sinonimo di moderno degrado.
Allora, tra le corrispondenze della vita che vivo ed il mio desiderio di cercare connessioni tra futuro e passato, è iniziato un nuovo viaggio in cui sono stata in equilibrio sul bordo di un filo.

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2 pensieri riguardo “PERIFERIE

  1. Buonasera Federica,
    Sono rientrato ieri sera dal mio viaggio fra Germania e Paesi Bassi: ottimo gruppo, bellissimi posti e tempo soleggiato e caldo. Dalle città nella valle del Reno fino ad Amsterdam e L’Aia.
    Il sentirsi Fortunata è una condizione altalenante come racconti tu: quando la senti vicina sembra scorrerti dentro, mentre nei periodi meno brillanti fatichi a ritrovare qualcosa di positivo. La Fortuna non è mai una condizione acquisita una volta per sempre, un dispositivo in grado di accendersi al momento opportuno, anche solo per ricordarsi di averlo. Tra tutti i doni ricevuti la dea bendata è quella che ci sembra insieme risolutiva di ogni problema ma anche generatrice di invidia, proprio perchè manca il tanto ricercato merito, l’impegno e quindi resta solo il caso fortuito, l’incidente che premia spesso oltre il significato della singola azione o spesa. Essendo bendata non vede la fatica. Ma la Fortuna anche gira, e come sai apprezzare: i momenti difficili si rasserenano e si torna a sentire la corrente della Fortuna.
    Hai ragione quando dici che ci sono persone che sembrano vivere sempre nel periodo senza fortuna e riducono fortemente la loro intelligenza, e soprattutto la loro capacità empatica. Sono persone che non si aspettano più nulla dal mondo, non riescono a vedere nulla di diverso, di provare sensazioni e stimoli che ti fanno vedere il mondo con occhi diversi. Così facendo anche i colpi di fortuna passano e non li vedi, perchè non comprendi la fortuna fra le opzioni possibili.
    Interessante la tua lectio sulla “periferia”: hai ragione non la vediamo come uno spazio abbracciante, inclusivo. Al contrario ne percepiamo tutto il carattere negativo: Esso nasce dalla rivoluzione industriale malamente gestito, quando tanti contadini lasciano le campagne per trasferirsi nelle città. Ma non ci sono alloggi sufficienti, igiene, cibo, lavoro e allora la vita diventa degradante e pericolosa per l’esplodere della criminalità e dello sfruttamento. La gravità della situazione diventa oggetto del pensiero e delle leggi di riformisti liberali e fertile terreno purtroppo per l’insorgere dei totalitarismi.
    Cammina fra passato, presente e futuro: Un passato da studiare e capire senza pregiudizi. Un presente da vivere per sapere da dove si viene e conoscere la mappa e un futuro da costruire tenendo conto degli errori e degli sbagli commessi. Mi sento fortunato a partecipare ad un viaggio a tappe ogni settimana qui. Un abbraccio con affetto Danilo

    1. Buongiorno Danilo, sono molto lieta abbia trascorso de buon tempo e in piacevole compagnia!
      Il tema della Fortuna lo sento quanto mai lontano ultimamente, non del tutto, è chiaro, ma non lo vivo con la stessa passione con cui lo facevo tempo addietro. Mi sento poco me stessa, forse inconsciamente sto vagando verso qualcosa di nuovo che però fatico a comprendere…
      ho bisogno di aprire quegli “occhi diversi” di cui parla, perché ora, ad occhi così chiusi, non faccio che perdermi.
      Cammino, camminerò.
      Grazie per essere qui, fedelmente.

      La abbraccio, a presto.

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