NIENTE DA DIRE

I.

Alla fine questo è un mestiere come tanti altri.
Si viene sottopagati, sottostimati, sottovalutati.
La paga oraria, se esiste, non è per niente proporzionata al valore del tempo che si dedica alla causa.
C’è una sorta di xenofobia nei confronti del talento e dello sforzo che si investono, spesso a vuoto, in questo modo specifico di mettersi a disposizione del mondo.
Ne scriveva Schopenhauer, io l’ho letto. Questa è un’arte che si alimenta ad artisti.
È un mestiere che io definirei femmineo, ma soltanto perchè, se non si parla di saggistica, è in balia del ripetersi ciclico di una serie di emozioni abbinate a momenti diversi della vita.
Nel mio caos specifico è così che funziona.
Tornate indietro di una riga: leggete con più attenzione.
Sono due settimane che non pubblico, comunque molte meno di quelle che non scrivo.
Ho pensato spesso a quando sarebbe ritornata la fiamma della creatività e aspettandola mi son sentita persa, come spesso accade quando le mia mani non toccano la carta o le mie dita non sfiorano una tastiera.
Ma aspettare senza sfruttare il vuoto che questo tempo ci concede è un peccato di quelli che Dante ha condannato a dovere.
Quindi sì: benvenuti in una nuova serie.
La serie che racconta di una scrittrice che (per il momento) non ha niente da dire.

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3 pensieri riguardo “NIENTE DA DIRE

  1. Buonasera Federica,
    Essere scrittrice non ti mette al riparo dai momenti di sconforto e stanchezza: La sensazione di finire sott’acqua nel lago delle difficoltà e delle delusioni, che ti trascina sotto e dove vedi annebbiato e torbido, lascia sempre una riflessione almeno sarcastica e asprigna.
    Come tutte le arti creative dove il talento è espressione di emozioni personali e si aggiunge alla conoscenza della lingua e della materia trattata, spesso finisce sotto un bailamme di commenti inappropriati e polemiche sterili che invece di maturare una dialettica costruttiva la deprime.
    Il dolore dell’artista che non riesce a creare o anche di chi contempla un fatto o un oggetto, è per Schopenhauer, superabile quando chi crea o chi osserva si identifica e immedesima nell’opera, liberandosi dalle angosce e favorendo l’uscita del suo spirito oltre la materia. Ma questo non è sufficiente, infatti bisogna abbandonare il nostro egoismo ed è necessario guardare con empatia al nostro prossimo, fare proprio il dolore dell’altro, mantenendo però la giusta distanza per non caricarsi di un peso insopportabile. Attraverso l’esperienza ascetica per Schopenhauer si può raggiungere il Nirvana, l’annullamento della volontà ovvero donarsi agli altri senza pregiudizi o preconcetti, volere il bene dell’altro mi rende forte perchè l’amore non avrà mai fine.
    Da ultimo accetto molto volentieri la carica di “Custode” accordata, felice di poter seguire un talento in opera di svolgimento. Un abbraccio Buonanotte Danilo

    1. Sa Danilo, lei ha sempre una gran ragione. Fa da faro su quei concetti in ombra cui passo accanto, ma mai considero. Forse sono così concentrata sul far sentire compresa me stessa da dimenticare che qualcuno che si identifica nelle mie parole c’è. Allora il mio obiettivo l’ho raggiunto e il mio lavoro l’ho fatto! Grata di averla sugli spalti Danilo, un grande abbraccio.

  2. Capita di non avere niente da dire…e meno male, aggiungerei io!
    La creatività non timbra il cartellino, quindi è giusto stare in silenzio qualche volta piuttosto che scrivere per forza. Buona giornata. Low

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