EP. 2
Buonasera Danilo,
io continuo a scriverLe e può essere che in una sola volta io produca più di un testo che però Lei leggerà pubblicato a posteriori.
Come Le ho anticipato, la mia vita a VA non va.
Qui mi sento un po’ come un organo che debba essere trapiantato in un corpo che non lo accoglie.
C’è tutta una serie di cose goliardiche e plastiche di questa provincia che proprio non mi piacciono, a partire da come le persone guidano le auto.
Ma Lei ha un’idea di quanti incidenti d’auto ci siano stati da quando mi sono trasferita qui?
A quanto pare qui le patenti vengono lanciate come riso sugli sposi.
S’immagini Lei che roba…
Ore infinte di incolonnamenti lungo l’unica strada che mi porta a buttare ore preziose delle mie giornate, per una paga che mi riempie lo stomaco ma mi svuota il cuore.
E dicevo, infinito tempo di traffico che procede a 2 km/h perchè un’auto non ha visto un tir mentre faceva manovra per uscire da un parcheggio.
Un’auto che non vede un tir che fa manovra…
Ma buon dio e come si fa?
Oppure un camion che va addosso ad un altro camion che è andato addosso ad una macchina che ha preso troppo stretta una rotonda.
Questo è troppo pure per GTA, mi stia a sentire.
Dunque gli ultimi mesi sono trascorsi così: imbottigliata nel traffico, circondata da macchine targate VA, mentre cercavo conforto nel mio stesso sguardo afflitto riflesso nel vetro dello specchietto retrovisore, quando l’unica cosa che avrei voluto urlare sarebbe stata “Ma VAccagare”.

Buonasera Federica, eccoci puntuali all’appuntamento e certamente le tempistiche della scrittura le decide il tuo talento, mentre quando pubblicarle spetta alla tua necessità.
Azzeccata la metafora del trapianto con il pericolo del rigetto ridotto a rischio minimo ma sempre possibile. Una sensazione di alienazione che accresce le inadeguatezze e acuisce le contrapposizioni.
Sentirsi fuori posto in un mondo che fa e pensa in maniera conflittualmente diversa, genera rabbia e nervosismo quanto disillusione e scoramento.
Sul modo di guidare dei varesini si ti do pienamente ragione: Mi verrebbe da dire parafrasando il titolo di un noto film “non è un paese per automobilisti”. Impariamo a guidare, passiamo l’esame ma poi credo che subentri il “adesso faccio come voglio io”, e ci diamo regole da noi stessi secondo le nostre esigenze. A Saronno il problema maggiore sono gli investimenti dei pedoni sulle strisce, da qualche anno leggiamo di notizie di persone investite che spesso finiscono in ospedale o peggio. Abbiamo avuto casi di camion che si sono incastrati nei balconi, di strade in entrata o uscita dalla città che per il traffico sono un unico serpentone, di zone ad alto tasso scolastico che diventano un groviglio di auto sistemate a casaccio.
Tutto vero e capisco che il numero degli incidenti o delle situazioni critiche, diminuirebbero se fossimo più attenti e più prudenti e questo vale per tutti gli utenti della strada.
Ma d’altro canto quasi a mitigare un pochino le intemperanze dei nostri “nuvolari”, ti lascio riflettere sul fatto che anche i comuni o le province contribuiscono a peggiorare la circolazione con soluzioni stradali fantasiose, lavori svolti nel momento sbagliato, problemi di sicurezza che restano senza risolverli che provocano danni e pericoli.
Concludo con un pensiero positivo: “Un momento di pazienza in un momento di rabbia evita mille momenti di rimpianto.” Anonimo. Buonanotte un abbraccio Danilo
Bentrovato Danilo, che bello sapere che ci capiamo anche su questo argomento! Dimenticavo fossimo quasi vicini di casa, perlomeno d’origine. Azzeccatissima la Sua citazione invece. Divertenti (anche se tristi) i racconti degli incastri tra i balconi…
Ricambio l’abbraccio, a domenica prossima!