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VENTICINQUE (NON) LEZIONI

(NON) IMPARATE IN VENTICINQUE ANNI

V.

Non è ancora il momento che questi sentimentalismi diventino delle filosofie tirate fuori da un freezer.
Un freezer a cui hanno staccato la corrente.
Ho creduto a Babbo Natale fino all’età di dodici anni e non me ne sono mai vergognata.
Nessun compagnetto di scuola ha mai corrotto questa mia convinzione ed anzi, ho spesso provato pena per chi credeva che quel nonno rotondetto, barbuto e feliciotto non esistesse.
Io lo sentivo camminare sul tetto ed entrare in casa da un camino che non avevamo.
Lo sentivo sgranocchiare i biscotti ed ammonire le sue renne perchè facessero silenzio.
Mamma mia se non dormivo la notte di Natale!
Avevo una tale adrenalina che, a ricordarla adesso, sento un po’ di nostalgia…
Eppure quando ho scoperto che fosse vero che quel nonno rotondetto, barbuto e feliciotto non esistesse, non mi sono disperata.
È stata come una fisiologica consapevolezza che risalisse a galla.
Certo, c’è da dire che dopo un certo tempo il potere anti-sgamo dei genitori svanisce.
Credo proprio che non li perdonerò per il modo in cui ho scoperto di questa non-esistenza:
il pennarello indelebile blu lasciato sulla scarpiera e le etichette da appiccicare sui regali scritte con la caccagrafia inconfondibile di mio padre.
(Scusa papà ma è vero che la tua grafia non è la migliore sul mercato e per questo facilmente identificabile).
Però proprio mio padre si è salvato all’ottantesimo e mi ha impartito la quinta lezione della vita: Babbo Natale infondo esiste, è solo che cambia aspetto a seconda dell’età che hai.

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