PRIMO
Il fenomeno del rigor mortis si identifica nell’irrigidimento dei muscoli a seguito del decesso.
Tale irrigidimento è causato dalla variazione della chimica nei muscoli stessi.
Leggevo che si manifesta entro tre ore dalla morte ma ad un certo punto si esaurisce ed una volta rotto, non si rigenera.
Il che negli affari del corpo non mi sembra strano, ma a proposito di quelli del cuore… mi ha fatto storcere un po’ il naso.
Ho continuato a documentarmi, allora ho scoperto che il rigor – questo stato di retrazione – subentra dopo una prima fase di naturale flaccidezza poco più tardi della morte.
Ho pensato a quante volte sono stata flaccida dopo i miei decessi romantici.
Una flaccidezza durata ben più di un intervallo di tempo tra una e tre ore.
Quindi alla fine non è mai successo davvero che il mio muscolo si ribellasse alla sua natura, creando ponti di resistenza tra se stesso e quello di qualcun altro.
Ho pensato: sarà che l’anima ci mette sempre il suo lo zampino; forse è per questo che il mio rigor cordis ha tardato ad arrivare.
Un ritardo che ha senz’altro reso il mio cuore ingenuo, immaturo e fragile.
Fragile da terapia intensiva neonatale.
Poi ho percepito una scossa scivolarmi lungo la schiena, leggendo quella verità scientifica che ha dato vita a tutta questa idea:
“La contrattura cadaverica si esprimerebbe alla stessa stregua della contrazione vitale”.

