Contenitore etimologico
Ho un tatuaggio che mi epiteta come “Fortunata”
Che vi dico…
Non mi ci sono sentita molto ultimamente, almeno non con l’ardore che mi circolava nelle vene quando qualcuno me lo stava incidendo sulla pelle.
Non mi ci sono sentita finché non mi sono accorta di quanto le mie morti cerebrali, creative, siano infondo condizioni temporanee (ed estemporanee).
Ma come si sente chi, morto cerebrale, lo è sempre?
Chissà come si sente chi l’intelligenza l’ha segregata alle periferie della mente…
Ho smorfiato e mi sono ritrovata a fare una cosa che, detto tra noi, non è che faccio spesso: compatire.
E mentre ero a passeggio, ho pensato di non aver mai pensato abbastanza alla parola “periferia”.
Con un po’ di superbia, sentenzio non l’abbiate mai fatto abbastanza nemmeno voi.
Alla fine è per questo che siete qui tutte le domeniche, no?!
Dunque, la parola periferia deriva dal greco e originariamente significava “circonferenza” o “portare intorno”, descrivendo una linea curva a chiusura di uno spazio.
Il concetto è molto nobile, se ci pensate.
Perchè invero non emargina ma contiene, include.
Mi sono chiesta come siamo arrivati a fare di qualcosa di così generoso un sinonimo di moderno degrado.
Allora, tra le corrispondenze della vita che vivo ed il mio desiderio di cercare connessioni tra futuro e passato, è iniziato un nuovo viaggio in cui sono stata in equilibrio sul bordo di un filo.

