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FRA TEMPO

IV.

Alla fine non ho mai davvero iniziato ad interagire con i miei coetanei.
Ho solo fatto l’osservatore esterno, il raccoglitore di dati che verranno dati in pasto a voi lettori su questo palinsesto.
Viaggiando leggera, senza valigia, mi sono accorta della fortuna che è guardare il mondo, non con gli occhi, ma dagli occhi.
E che la fortuna è come l’abbronzatura che ci si appoggia sulla pelle d’estate, non è una cosa che capita: bisogna starci sotto al sole, con le dovute accortezze, è chiaro.
Il patto è quindi non aspettarsi che quello che abbiamo deciso debba succedere, succeda per davvero.
Ad un certo punto chiudere il sipario del frattempo e soltanto andare, un passo dopo l’altro.
Camminare tra le sedute di una platea ormai o ancora vuota e silenziosa.
Guarda.
Poi succede come ora che qualcuno arriva o resta.
Il primo o l’ultimo spettatore, seduto là, nel fondo.
Nel frattempo che lo spettacolo inizi o che si accorga che lo show sia finito, ci faccio due parole.
Chissà…

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