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E VENETO

E-VENETO

E-VENETO

Vivo a Verona da quasi sei mesi: contro ogni previsione, contro ogni aspettativa.
Mi sono felicemente adeguata alla cultura di questa città che si aspetta ci si rallegri con due euro per un calice di Lugana alle quattro del pomeriggio, ma si paghi uno sproposito d’affitto per una stanza singola in un appartamento che non sta nemmeno in centro.
Verona è una città cinema: i semafori durano così a lungo che credo si possa guardare il Titanic due volte, con quindici minuti di intervallo tra una proiezione e l’altra.
Questa città è dei turisti che ti chiedono di parlare inglese, Please! E mentre ti adegui vieni interrotta dal gelo di un “I said English, please”. Ringrazio la mia prof delle superiori: hai fatto un lavoro eccellente, chapeau!
Per me Verona è il telefono che suona e il personaggio che, dall’altro capo, chiede se “posso ordinare una camera per due persone, io e tu?” Oppure quel brillantone che vorrebbe sapere se la piscina sia aperta perchè “sono molto accaldato e vorrei farci del porno”.
Amo Verona perchè è fantasiosa e, per dirla con un neologismo, cabarettistica.
Ma è anche viralmente romantica, perchè ti lega addosso il sogno di un Amore folle quasi come fosse una malattia da cui è impossibile guarire.

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