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DACCI UN TAGLIO

DACCI UN TAGLIO

DACCI UN TAGLIO

Forse devo smettere di chiedermi il come mai di tante cose.

Come mai non scrivo da due venerdì, come mai l’amore che trovo è sempre quello sbagliato, quello che provo voracemente incasinato?
Come mai la mia carriera da scrittrice è un cronico singhiozzo e le opportunità in cui inciampo sono fastidiose alla fine, antipatiche come uno sgambetto?
Come mai poi mi viene voglia di lavare la macchina sempre e solo quando piove: una ragione vera, finalmente, per continuare a procrastinare?
Alla fine sulla scocca della mia auto ci saranno almeno cinque ecosistemi tutti nuovi: forse potrebbe esserne utile alla scienza un’analisi, chi sono io per farli sparire?
Un treno di come mai, lungo come quelli merci che sei al passaggio a livello e non finiscono, sei in ritardo e sicuramente ci metterai pure un’eternità a trovare parcheggio…
Allora penso che dai, taglio i capelli, qualcosa di queste domande che mi sparano il cervello sicuramente cadrà sul pavimento di un salone in cui i parrucchieri ti salutano come fossero fatti, euforici, schizzati, e ti tartassano di quelle domande che, sì, sono semplici, ma all’improvviso ti mandano in crisi: quando hai fatto l’ultimo shampoo? Quante volte li lavi i capelli? Come li asciughiamo oggi? Quanto li vuoi tagliare? E il ciuffo?
Non lo so! Quante domande che mi fate.

Ed esco da lì che son più leggera, è vero.
Sarà che nel portafogli ci sono 50€ in meno…

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