FRENASTENIA
Per ottenere di fare della scrittura un mestiere, ho stabilito come necessario l’avere un’idea.
Idéa, dal greco “vedere”.
Ho visto, in questo tempo, cose davvero ingrate, imbecillità perlopiù.
Allora ho pensato fosse una buona idea produrre quello che state leggendo e leggerete, ovvero una miscela di miserie supportate da teorie scientifiche e dal mio appassionato studio di alcune sindromi psichiatriche.
Il cervello gravidico, per dirne una.
La biologia nasconde il tracollo delle prestazioni del cervello delle donne in gravidanza dietro il termine “riadattamento”, o nobili cause tipo lo sviluppo dell’istinto materno e l’affinamento dell’empatia.
Io vorrei trattarlo per quello che è: un disagio.
Una sofferenza per chi, come me, non è incinta, ma subisce quello di qualcuno che lo è.
Dunque è giusto parlare di frenastenia, che è quel dolcissimo termine che identifica i malati “la cui sintomatologia rivela la presenza di uno stato di deficit (…) di gravità variabilissima”.
Un caso che sia capitato a me avere a che fare con uno di quei malati affetti da uno stato di deficienza gravissimo?
Qui non c’è sufficiente spazio per approfondire l’argomento, ma è indubbio che io abbia avuto a che fare con una frenastenica cerebropatica.
Sto ancora cercando di capire se questo tipo di cose si trasmettano in maniera osmotica.
Dovrei fare dei test che spero il sistema sanitario rimborsi.
O mi toccherà compilare un modulo CID nella speranza di recuperare qualcosa…
Di sicuro non quei neuroni che, per spirito di autoconservazione, hanno deciso di abbandonare la nave.

