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VENTICINQUE (NON) LEZIONI

(NON) IMPARATE IN VENTICINQUE ANNI

VIII.

Ho avuto spesso conversazioni con mia nonna.
Da piccola parlavamo molto e delle cose più disparate.
Per la precisione: lei parlava ed io stavo ad ascoltare.
I miei nonni hanno una visione della realtà che li circonda del tutto strabica, un po’ barbaradursiana.
Vivono le tragedie della cronaca e gli scandali dei pettegolezzi con un tale pathos da commuovermi.
Per loro l’Italia è criminale, spacciatrice, ladra e tossicodipendente.
Il resto del mondo una parentesi a parte.
Noi nipoti siamo in costante pericolo di aggressione, stupro, rapimento, droga messa nei bicchieri di cui siamo all’oscuro e via dicendo.
In tempi ancora non sospetti, quando le età di nessuno di noi erano quelle delle tre M: matrimoni, mariti e mutui, mia nonna già cercava di persuadere le nostre menti parlando di argomenti come: trovare un marito, avere un lavoro sicuro, comprare una casa.
Non nego che in qualsiasi epoca della vita lei abbia provato a convincermi che la sua via fosse l’unica, ci rimanessi un po’ perplessa.
Finché di recente non ho provato a spiegarle che esistono altre vie: donne che vogliono avere un compagno pur dedicandosi più alla carriera che alla ricerca di un figlio, coppie che preferiscono la flessibilità di un affitto alle catene di un mutuo, nipoti che trovano la pace a diversi chilometri da casa piuttosto che attaccate alla tetta di mammà.
Indignata, interdetta, abbattuta e delusa.
Dopo aver visto mia nonna così, un metro e cinquanta di Puglia concentrata, ho imparato la mia ottava lezione della vita: alle nonne bisogna sempre dire che abbiamo un lavoro sicuro, che vogliamo sposarci e siamo appena tornate dalla banca dove abbiamo discusso dei migliori tassi d’interesse del mutuo.
Così si conservano più a lungo.

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