(NON) IMPARATE IN VENTICINQUE ANNI
XI.
Undicesima lesione.
No, non è un errore di battitura, è una battuta d’arresto.
È un “ho preso il muro fratellì” e mi sono fatta a pezzi.
Che l’età sia solo un numero non è vero, tuttalpiù è un alibi.
Lo è quando a sedici anni sgattaioliamo fuori di casa in piena notte per vedere il ragazzo che ci piace ma veniamo beccati.
Lo è quando a vent’anni vogliamo fare i farfalloni ed evitare di impegnarci in relazioni troppo serie.
Lo è anche a ventiquattro, venticinque, ventisei, ventotto, quando sembra che siamo ancora abbastanza giovani per fare tutto quello che ci pare senza considerare le conseguenze perchè “se non lo fai adesso poi non puoi farlo più”.
L’età è un alibi finché non prendiamo il muro.
E la nonna, come un martello, dice che a venticinque anni ci si dovrebbe sposare, che si dovrebbe pensare a fare un figlio perchè “quando lo vuoi fare ‘che poi è troppo tardi?!”
L’età non è solo un numero quando penso che a diciott’anni credevo che a quest’età ci sarei stata davvero sposata e con un figlio.
L’età non è solo un numero per chi, passati i quaranta, un figlio vuole averlo da morire, ma farlo può diventare un’impresa colossale.
L’età non è solo un numero per chi a settant’anni ha il cervello che vuole far correre il corpo a mille all’ora, ma un cuore che proprio non riesce a stargli dietro.
L’età non è solo un numero quando alle cene dei coscritti si parla di ricordi anni ottanta con al tavolo sempre un commensale in meno.
A Giuseppe, a Dina, ad Elena che non è più qui.
A me, che la matematica non è mai stata il mio forte, ma forse è arrivata l’ora di iniziare a studiarla sul serio.

