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NIENTE DA DIRE

NIENTE DA DIRE IV

IV.

Il lato positivo di essere tornata a vivere in una realtà bucolica immersa nel verde e nell’eau de parfum di vacca al pascolo?
Nessuno.
Di positivo ci sarebbe solo il risultato di un test tossicologico da pettegolezzo…
Non mi spaventa avere contro una comunità che sottostimo da una vita.
Integrarmi a questa specie di substrato sociale balloso per garantirmi una serena conservazione?
Faccio a meno.
L’ambizione non si nutre di sopravvivenza.
Questa è l’ultima volta che, per questa volta, non ho niente da dire.
E non ho niente da dire di me che fino a due anni fa mi dicevo fiera abitante di realtà bucoliche come questa, immerse nel verde e nell’eau de parfum di vacca al pascolo.
Quanto crediamo alle bugie in cui viviamo finché non ci concediamo il coraggio di scoprire davvero chi siamo?
A me piace essere il filo d’erba che si infila tra le crepe del Liston in piazza Bra.
Sono quella roba che, anche se fuori contesto, mentre cammini a tempo perso ti fa dire che alla fine, tempo al tempo, la Natura ti ricorda che tutto quanto qui è suo.
E questo dire “tempo al tempo” per me è mantra e monito di progresso, sia esso lento o travolgente.
Che sia inesorabile è l’unico compromesso che accetto.

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