LA MATASSA II

Mi sono come svegliata da un torpore profondo. I corridoi del mio cervello allargati da cale che portavano, come neve ai margini delle strade, una frase che diceva lieve “succede tutto per una ragione”. Come un’eco, ma molto lontana.
“Sì, avevamo otto anni forse e ricordo di essere andato all’ospedale a trovare mia zia che si era presa una malattia infettiva.”
Che fremito le storie del passato! “Racconta, racconta, ti prego!” imploravo in silenzio cercando un autocontrollo che non poteva esistere in quel momento, testimoniato dalle pupille così larghe dei miei occhi.
“E all’epoca si potevano andare a trovare i parenti ricoverati, ma in quel reparto ci si guardava da fuori: c’era un balcone separato da un vetro e dall’altro lato la zia.”
“Ero piccolo, non è che capissi. Ma mi ricordo che dallo stesso lato della zia c’era anche questa bambina e non riuscivo a spiegarmi come mai non potesse vedere i suoi genitori che stavano anche loro di qua dal vetro. Me la ricordo ancora bene la sua faccia.”
Non capivo che c’entrasse. Di solito quella dalle storie arzigogolate e prese alla larga ero io.

Pubblicato da

Resta sempre aggiornato sui post, le pubblicazioni e le novità del blog!

Rispondi